La vita è un caos con poche oasi e qualche momento comico. W.A.


#5: sull’interpretazione

Ho completato questa presentazione dei miei intenti riguardo al progetto che svilupperò per la residenza. È quasi impossibile definire la linea di un progetto quando si è chiamati a confrontarsi in uno spazio di tempo ristretto con artisti di ci si conosce poco e di cui magari non si è avuto modo di vedere le opere precedenti. Dal mio punto di vista la sfida va affrontata impegnandosi a riflettere frequentemente e a confrontarsi con i propri preconcetti (soprattutto verso agli artisti con cui ci mi trova a condividere questo percorso). Sto cercando di trovare dei punti di interpretazione definitivi e quindi necessariamente mi trovo a gestire il momento spesso complicato del confronto diretto con la Bruntse e Pema prima che con le loro opere. Starò forzando la mano su un determinato concetto che invece rappresenta solo un elemento marginale della loro ricerca? Starò piegando le mie interpretazioni in base ai primi pensieri forse troppo liberi, a causa della carenza di precedenti su cui basare la mia lettura?
Spesso la mia ricerca sembra vana: l’incontro tra noi tre è in genere sfasato rispetto alla situazione esterna e il momento in cui pensiero e la prima interpretazione hanno preso forma. In questo modo resta un certo timore quasi reverente dello scambio di idee con i due artisti, timore di aver sbagliato il tiro e di dover rimettere in discussione il disegno mentale ipotizzato precedentemente.
Per fortuna o purtroppo gli artisti hanno un modo di vivere e gestire la residenza, un tipo di ricerca e un modus operandi completamente diversi. Se da una parte Heldi Pema sta scoprendo la città restando affascinato da elementi cittadini che oggettivamente a penarci appaiono poco accattivanti (mi ha parlato della sorpresa di scoprire le bellezze di certe tombe del Cimitero Monumentale o del fascino esercitato dai cancelli di Milano). Line Bruntse sta invece sviluppando un percorso di ricerca più “scientifica” che si modella soprattutto attraverso la manualità e la sperimentazione continua attraverso il disegno, la percezione della forma tridimensionale nello spazio della galleria ancora vuota. A fronte di ciò anche il mio approccio ai loro interventi cambia e arriva a farmi orientare il pensiero ora verso un ragionamento che insiste su un concetto e ne sperimenta tutte le variabili (come parlando dell’elemento dell’ombra che ha guidato i primi passi del lavoro della Bruntse), ora inseguendo invece un’intuizione immediata di fronte ad un immagine, al racconto di una storia (mi viene in mente il discorso affrontato con Pema e le conseguenze di questo sul mio affrontare il primo scambio di idee con lui). Se è vero che ho il timore di forzare la mia interpretazione, è pur vero che in questo modo la mia visione si costruisce come anello di congiunzione tra i due di cui condivido in parte gli strumenti di ricerca e il principio stesso del ricercare per sviluppare il progetto.

Sono un guardiano di greggi.
Il gregge è i miei pensieri.
E i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con gli orecchi
e con le mani e i piedi
e con il naso e la bocca.

Fernando Pessoa, da “Il Guardiano di greggi – Poesie di Alberto Caeiro”


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